uggs zapatos Impressioni Jazz ed altro di uno scrittore

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Avevi preso confidenza con la pacificazione mentale, una specie di rassegnazione verso tutto ci che vedevi sempre in lontananza. Sono bastati due occhi scovati per caso e due mani giovani che afferravano grosse valigie alla fermata del bus, che in un attimo ti ritrovi a bordo circondato dai bagagli e dal suo discreto silenzio. La difficolt sta sempre nell il dialogo, quando ormai si ridotti a non farlo da tempo. La parola grazie risuona come un colpo di gong, e d colpo ti senti giovane, incredulo nel fare la prima mossa per rispondere a quel grazie. Allora ti fermi su un piazzale, le guardi i suoi occhi neri, e timidissimo riprendi a guidare. Lei ti osserva incuriosita, e l che ti tiene prigioniero dell ti martella continuamente. I rapporti sono cambiati, sono pi liberi, pi istintivi e meno razionali, purtroppo sei tu a non aver cambiato, sempre prigioniero delle tue certezze e dei tuoi dubbi. Non semplice parlare con una giovane, cos innocente e tenera, versatile persino quando tace. Tu invece, sei sprofondato nella austerit dell adulta. Ma qualcosa deve pur succedere prima che la macchina si svuoti delle sue valigie e di lei. L pessimo: solite domande senza senso. Lei ti interrompe prendendo la tua mano e ti fa cenno di parlare solo inglese. Arrivati alla stazione ferroviaria, l a trasportare i bagagli fino al binario 1. La sua avventura appena iniziata, la tua terminata. Un bacio sulla guancia, una stretta di mano, e subito ti ritrovi lontano da lei. Tu navighi con la fantasia e approdi nel nulla. Lei naviga in Internet, il suo mondo, e senza problemi, arriva dove vuole. La giovent si allontana perch spesso, la vita quotidiana e le sue occasioni, le affronti come se osservassi il tutto dalla parte sbagliata del cannocchiale, realt sfumate e sempre lontane dalla visibilit. Se un giorno dovessi incontrare quella giovane, usa il cannocchiale dalla parte giusta. Non ci sono controindicazioni nel sentirsi giovani anche per un istante.

Un ultimo sguardo verso quell terra, quell di miseria e di morte: cos Ana saluta “Africa”. Ora la sua vita tutta rivolta verso un futuro di nuova vita. Ana in cerca di una terra che nessuno le ha promesso, ma lei vuole essere sorridente e non sofferente ad ogni giorno che nasce. L gi atterrato, scende sola tra tanta estraneit. Una piccola valigia, uno zainetto la conducono verso l del destino. Una famiglia di presta a darle un passaggio verso Pesaro e da l verso un paesino dell Inizia cos una vita non facile per Ana, senza tormenti, ma con tanti interrogativi da risolvere giorno per giorno. Senza lavoro, senza obiettivi, non le resta che tendere la mano e chiedere aiuto. Chi offre denaro, chi offre indumenti, poi incredibilmente qualcuno offre il proprio cuore perch quando ci si accorge di amare, il cuore ha il sopravvento. Ana ha paura, terrore, incredula che qualcuno possa amarla. Invece per lei sbocciato un fiore profumatissimo. Teme che tutto finisca presto, ed i suoi occhi sempre tristi,orfani di sorriso, la invitano a fuggire. Ana non parla italiano, ed in un mondo di sciacalli, ci assai pericoloso. La fuga non ha un inizio, solo una fine, perch Henry non finto, vero e la protegge col suo amore. Restano i problemi di Ana, perch vivere da poveri avere sempre incertezza, insicurezza e paura. Ana giovane di et, Henry giovane di spirito e di talento. Il destino ora regala loro un fortissimo sentimento sfuggito alla razionalit maledetta. Questo sentimento si rifugia tra i sogni senza essere certificato. Ana il simbolo di un Africa sempre pi emarginata, violentata, dimenticata dal resto del mondo. Ana vive solo per scoprire tutto ci che non poteva neanche immaginare. Ed Henry, non pu che seguirla.

Supporto musicale: brano “Le 400 coups” autrice Rita Marcotulli Musicisti: ENRICO RAVA tromba, STEFANO DI BATTISTA sax soprano, RITA MARCOTULLI piano e keyb., MICHEL BENITA bass., ROBERTO GATTO drums.

Il regista sceglie il teatro dove operare la propria azione scenica ed insieme identifica il cast su cui agire ed impostare l Oggi, il vasto campo della strumentalizzazione della pubblica opinione, trasforma il regista in stratega, cio un vero miliziano che, per la sua stessa natura, deve ubbidire alla disciplina del dogmatismo. E cos rifugge da ogni tentazione critica e dialettica. I personaggi sociali cercano disperatamente un autore vero per entrare in gioco, in scena, ma il miliziano stratega, incoronato come operatore kulturale, traccia la sua politica agli attori. Cerca cos di sacralizzare il suo messaggio normativo. Il dialogo a cui ricorre il “capo” coi propri collaboratori in casi eccezionali, non continuativo e quindi non da luogo ad una dinamica dialettica. La sua solo comunicazione persuasiva.

Di primo mattino, quando i piedi si avviano verso una passeggiata campestre, il silenzio di massa illude concedendo una pausa nella manipolazione informativa. Gli animali ti guardano, non scappano, e pur non sapendo di essere, ti osservano come un qualcosa di estraneo. La campagna, bruciata dal sole, sogna il verde. Tu, invece, ferito da tante domande senza risposte, cerchi di scappare attraverso sentieri impervi verso freedom, un posto ormai invisibile al mondo. Lass in alto lo stratega gi in cabina di regia lanciandoti strali contundenti di realt imposta, per impedirti di alimentare il sogno. I suoi strali sono argomentazioni persuasive a cui non puoi sfuggire. Il mare poi, non cos lontano, ti aspetta, e da l puoi sperare di fuggire. Purtroppo sar un eterno inseguimento che ti far approdare senza saperlo, in una grande insenatura denominata Strategia del consenso. Questa trappola ti far dire Freedom adios, sempre visibile ma da lontano. Lo stratega ormai ha spento ogni luce e la manipolazione ha trasformato la verit in polvere da palcoscenico, calpestatata dalla disinformazione sociale.

Agosto 2015 autore Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Donna” autore MARCO TAMBURINI Musicians MARCO TAMBURINI tromba STEFANO PAOLINI batteria PAOLO GHETTI contrabbasso STEFANO ONORATI piano

Sola. Sul balcone di primo mattino, osservi l intrappolato da una fitta nebbia. E la tua prima apparizione, in perfetta solitudine, mentre all solo un cane osserva i tuoi movimenti. E il mio primo ciak immaginario su di te. Donna, sempre di altri, mai di te stessa, dalle tue storie ricavo una sorte di autopsia dei rapporti umani, dove stoestraendo fragilit, paura, diffidenza.

Donna, il tuo dover sempre dare senza garanzia di ricevere, altera l di ogni rapporto. Donna senza maschere, spesso sei vittima del burattinismo di chi ti sta di fronte, che non si preoccupa di procedere verso la distruzione di una relazione. Spesso la menzogna e la mistificazione diventano la nuova realt fittizia in cui sei costretta a sopravvivere. Donna, tu sai che le apparenze illudono, tu sai che al di l delle apprenze non semplice scovare la realt.

Ora che li hai svegliati, ora che stai preparando loro la prima colazione, scatta il mio secondo ciak immaginario su di te. Con loro a tavola, inizia il procedimento arduo e quotidiano per tentare di scoprire le loro pi intime verit. Il bimbo sorride, ed vero. Lui, l che invece si mostra nudo solo a letto, inizia il mascheramento arrampicandosi sugli specchi, inizia a dileguarsi dalla sua immagine deformata, ma vera. Donna, il tuo continuo inseguimento di ricerca, mostra che attraverso la tua psicologia pi semplice filtrare la realt. La tua sincerit, La tua sensibilit, contrastano con l che hai ora davanti, in giacca e camicia, che si appresta a mascherarsi per avviare le sue azioni, certo di non svelare la crisi dei rapporti umani. Ora che sei sola, donna, scatta il mio terzo ciak immaginario. Cerchi di far emergere tutto cio che non si dice, al di l di parole e gesti inutili. Ci riveler solo il vuoto che ti circonda, perch riuscirai a fotografare la tua anima. Ti accorgerai della banalit delle conversazioni, che producono dialoghi assurdi e non credibili, assediati dal vuoto e dal silenzio. Ed allora, donna, questa societ del secondo millennio, le sue violenze fisiche e psicologiche, fortunatamente, nonostante la loro pericolosit, non cambiano la tua ver identit. L figlio della estraneit e le sue maschere sono un mezzo irrinunciabile per arrivare alla degenerazione. Resta Donna, mai in attesa di verit, ma almeno viva nella realt quotidiana per contribuire a cambiarla anche coi sogni.

Giugno 2015 Autore Ebo Del Bianco

Il viaggio continua verso il cosiddetto nord est dell’Italia, verso Venezia.

Isabelle ora siede in macchina a fianco a Paco ed insieme scoprono una terra dove l’industria, l’artigianato sono all’avanguardia.

Ma quello che spicca all’occhio il verde della campagna.

Entrambi sono sorpresi di questo panorama, e dopo ore di viaggio, stanchi ma incuriositi, decidono di fermarsi in un ristorante hotel tra Padova e Venezia.

Cenano tra un silenzio di tomba, poca gente, pochi clienti. Ma il vitto era ottimo.

Isabelle, lancia uno sguardo a Paco, si alza e si dirige verso il bureau per chiedere una camera matrimoniale.

Paco acconsente e non si sorprende. Tenendosi per mano salgono su un ascensore ed arrivano alla stanza n. 10. Entrano ed al centro delle loro attenzioni e della camera si presenta loro un grande letto.

Senza parlare chiudono porta, finestra e Isabelle spegne la luce.

Entrambi, con calma, si spogliano completamente, salgono sul letto e si mettono nudi schiena contro schiena senza vedersi. Ed iniziano a raccontarsi, parlando a vicenda senza toccarsi.

Non parlano di banalit, ma cercano di mettere a nudo anche la loro anima. Dopo pause di silenzio, i loro racconti cessano.

Isabelle afferra una mano di Paco ed insieme spingono il bottone di accensione luce. Le loro mani sotto la luce restano avvinghiate come i loro corpi, liberi da impurit e stanno per compiere un solenne atto d’amore completo e voluto.

Sfiniti, sorridenti, restano abbracciati in un unico corpo. Cos termina il viaggio, la ricerca per entrambi di un nuovo itinerario nella paranoica vita di ogni giorno.

Con un atto d’amore si sopravvive e si comprendono i valori di esistere, di creare.

I nostri due protagonisti si sono conosciuti casualmente, hanno scavato nella loro anima e hanno ritrovato amore. Ma nessuno dei due ha barato perché sul confessionale non erano solo fisicamente, ma anche spiritualmente nudi e pronti a mettersi in gioco.

Musica di suppporto: “Meditatus Agnus Dei autore ed esecutore, JAN GUNNAR HOFF.

Poich questo viaggio non pone scadenze, mete, obiettivi precisi, Isabelle mi indica di svoltare verso Campegnine, una cittadina del reggiano nota per ever dato i natali ai sette fratelli Cervi. Era informatissima su tutto. Per quella notte decicidemmo di fermarci in una locanda a camere separateanche per trovare il tempo di metabolizzare il nostro incontro, e rivedere e ripensare al tutto. Da queste parti, in campagna, il gallo da che da la sveglia per primo. Fuori dalla finerstra si vede un nebbione visibilit zero. ho lasciato dormire Isabelle fino al sole alto, poi la signora della locanda gentilmente gli offre un suo vestito di quelli che un tempo si cucivano a mano o con conl Isabelle apparve, aveva una immagine perfetta. A tavola ci fu servito un caff latte come ai vecchi tempi, . Il latte sembrava munto al momento. Ci incamminammo a piedi verso il museo Cervi, La fattoriaCervi. Quello che ci colp era il silenzio tombale rimasto tale e quale da decenni. Poi tutti gli attrezzi intatti, la cucina, la grande tavola dove spesso veniva stesa la polenta.”Isabelle, perch, non viviamo in un mondo in un modo legato a quei ricorrdi cos sani, cos puri.” ” Perch tutti i ricordi sani,belli e brutti, sono devastati e portati via dal fruscio del vento come in un deserto di sabbia., fu la risposta di Isabelle. Di Aldo Cervi, di Antenore, a mala pena rimarr il prufumo della loro fede politica nella loro stanza. Isabelle stava camminando lungo i filari, osservava tutto anche ci che non si vedeva , ma si percepiva. Quelle terre sono sacre come il clima festoso del pulman di ragazzi che tornano a casa. Isabelle veniva dal Sud . Salutammo ls signora Angela che ci aveva ospitati, e decidemmo di tornare a viaggiare. Sentivamo gi a del grande smog ma ci erava
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